Marzo 2020

-7- Tre Ricorrenze e Loro Sviluppi -B- Sintesi della Filosofia Classica

Salita alla Montagna delle Rose e Valori culturali connessi

Premessa

 L’ormai secolare tradizione ricorda che il primo giorno di agosto ricorre l’anniversario dell’arrivo a Palazzo Adriano di un gruppo dei militari seguiti dalle loro famiglie, mandati nel 1448 da Skanderbeg in Sicilia, in Calabria e in Puglia. Essi costituivano la sua retroguardia in occasione dell’assalto all’Albania del grandissimo esercito del sultano turco Murat II in quell’anno ed in altre frequenti occasioni simili. Poiché quei soldati con le loro famiglie erano persone di ispirazione religiosa, in quel giorno che segna l’inizio della quaresima della Madonna Assunta, essi, come ricorda la stessa tradizione, si prepararono un cibo penitenziale costituito da grano bollito (grurë). Poi le guerre difensive contro i Turchi, dopo la morte dello Skanderbeg, non poterono più sostenersi in Albania e quel che rimaneva del suo esercito dovette arretrare il suo fronte in Italia, seguito da grandi masse di profughi. Una parte di quell’esercito, circa il 1480, venne a congiungersi col corpo militare già stanziatosi in questo paese trent’anni prima. Tra questi nuovi arrivati si trovavano persone che conservavano i documenti degli accordi stipulati da Skanderbeg con la Santa Sede e col re di Napoli. Quei documenti riguardavano l’accoglienza nei loro Stati, degli Albanesi nel caso che andassero male le loro guerre contro i Turchi. Alcune di quelle persone portavano nomi e cognomi dei parenti dello Skanderbeg, dei suoi principali generali, di alcuni eroi celebri per imprese personali e della principale nobiltà d’Albania del periodo. Quei famosi nomi e cognomi dopo più di 500 anni qui si conservano tramandati da nonno a nipote e possono incontrarsi tutt’ora portati da persone che passeggiano con gli altri in piazza.

Venuta meno la speranza della resistenza in Albania, giunsero in questo paese altre ondate di profughi albanesi anche dalla Grecia, dalle loro città di Corone e Modone, e subentrò la nostalgia della patria lontana. Probabilmente tra questi profughi arrivati a Palazzo Adriano, come risulta da qualche dubbia tradizione orale e da sicuri indizi, fu composto quel canto diventato famoso ed adottato da tutti i Greco-Albanesi d’Italia, dal titolo “O e Bukura Moré”. Sorse così la consuetudine che nell’anniversario dell’arrivo in questo paese si usasse salire sulla più alta montagna dei dintorni per  celebrare la Messa e, rivolti ad oriente, salutare la lontana patria perduta con quel canto che dice: “Oh bella Morea, come ti ho lasciato e più non ti ho visto! Lì ho il signor padre, lì ho la signora madre, lì ho anche il mio fratello”. Si trattava quindi di una società molto distinta, che aveva realizzato una grande epopea sotto la guida dello Skanderbeg. Qui denominarono i dintorni con i nomi delle loro zone nell’antica patria, si costruirono il loro paese con le tipiche strutture urbanistiche dell’usanza bizantina, da essi rinnovata ed arricchita con nuovi capisaldi, si fecero riconoscere i loro “privilegia seu consuetudines” oppure “consuetudini et observantii” (privilegi, consuetudini ed osservanze). Il loro patrimonio principale, assieme a quello sociale della loro democrazia, poi presa ad esempio da alcuni statisti, fu quello religioso, costituito dal rito bizantino e quello culturale dell’antica civiltà greca di arte e di pensiero intramontabile. Essi perciò conservarono e difesero strenuamente quel rito ed insegnarono quella loro cultura non solo al loro popolo ma anche nei vari paesi che frequentavano e in tante università o istituti equivalenti d’Italia dove insegnavano il greco, a cominciare da Cortese Vranà (Branaius) che insegnò nello “Studio” di Napoli nel XVI secolo fino a Giuseppe Crispi, zio dello statista dello stesso cognome, che insegnò la stessa materia nell’università di Palermo nel secolo XIX. Con l’ultimo di essi, Nicolò Camarda, fratello del linguista Demetrio e zio dell’altro linguista, il vescovo Paolo Schirò, si chiuse questa secolare esperienza. Così nel XX secolo sopraggiunse un grande cambiamento. L’idea del risorgimento nazionale albanese fece rivolgere l’ attenzione verso il principale patrimonio di quel popolo di allora, costituito dalla sua antichissima lingua e da altre sue tradizioni. Si istituirono così varie cattedre di lingua e letteratura albanese e la cura del rito e del patrimonio culturale bizantino fu affidata ad altrettanti insegnamenti di istituzioni bizantine, ma non si sottolineò più il patrimonio culturale greco-classico. In fase iniziale le cattedre di bizantino e di albanese a Palermo abitualmente venivano collegate insieme. Questo fatto quindi non comportava l’abbandono dell’enorme patrimonio del rito religioso e delle tradizioni culturali legate al mondo greco e bizantino che essi portavano nel loro stesso nome essendo abitualmente chiamati o greci o greco-albanesi. Mentre localmente si andava sviluppando l’interesse linguistico e la cura delle specifiche tradizioni albanesi in genere collegate alla tradizione greca classica e bizantina, in seguito al consolidarsi del protestantesimo e alla rivoluzione francese si vide chiaramente che in Europa e nel mondo si era andato sviluppando un altro tipo di cultura proveniente dall’Europa del nord che però, proponendo la “deellennizzazione” della religione e dei valori dell’antica civiltà, riecheggiava contenuti legati alla sofistica e allo scetticismo. Diventava quindi urgente il suo confronto con l’antico mondo del cristianesimo e della civiltà classica. Il primo che tra i Greco-albanesi diede l’avvio a questo tipo di confronto fu Nicolò Chetta, morto nel 1803, originario di Contessa Entellina, erede culturale del Gran Parrino, Paolo Maria, di Palazzo Adriano. Il Chetta fu poi seguito da tanti altri come i due Crispi, il Dara etc. Questa linea culturale poi si andò sviluppando fino a Costantino Mortati, albanese di Calabria e alla formulazione dell’attuale Costituzione Italiana.

Ma anche la moderna cultura di origine nordica si andava potentemente sviluppando nella politica, nelle università e nei mezzi di comunicazione. I Greco-albanesi d’Italia fino alla metà del XX secolo, cercarono di tenere salde le loro antiche tradizioni religiose e culturali che andavano a salutare dall’alto dei monti, legate sia al mondo greco che a quello albanese. Ma alcuni di essi poi cominciarono ad aprirsi alla cultura nordica filologico-linguistica e formalistico-relativistica, spesso senza rendersi conto della gravità del pericolo che essa rappresenta. In tali circostanze alcune difficoltà ambientali in Sicilia determinarono la necessità di un intervento della Santa Sede anche di valore simbolico per tutti i Greco-Albanesi ed anche per altri popoli. Il papa Paolo VI nell’agosto del 1967 con una lettera della sua Segreteria di Stato, a firma del cardinale Cicognani, invitò l’allora vescovo della nuova Eparchia greco-albanese di Sicilia ad acconsentire affinché un sacerdote di essa si preparasse per andare a testimoniare la fede e la dottrina cattolica, (secondo l’antica tradizione, presente nella cultura greco-bizantina e in quella albanese), presso l’Università statale. Si constatò subito che la situazione era molto difficile. Però, essendo garantita la libertà di insegnamento, fu possibile sostenere in quella Università il tradizionale patrimonio della Chiesa e di quelle colonie greco-albanesi davanti ai colleghi e alle varie centinaia di alunni che seguivano quel corso. Anche a più vasto raggio, dove si poté arrivare, sulla linea di quel saluto rivolto all’antica patria d’oriente, furono pubblicati vari lavori. In quella Università fu pure preparata una dispensa che presenta una sintesi dei principali corsi di lezioni di quella materia tenuti in quella università, messa nel programma scolastico per alcuni decenni a partire dal 1980. Essa fu intitolata:  “Oriente d’Italia”. Assieme alla cultura classica e ad alcuni principi fondamentali della religione, essa  presenta anche un confronto con alcune delle culture moderne.

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-6- Tre Ricorrenze e Loro Sviluppi - A- Solidarietà e Famiglia- La Festa di San Martino a Palazzo Adriano

                             

Premessa generale

 

              L’immagine qui riprodotta, come la voce popolare e un antico documento conservato nell’Archivio della Matrice di Palazzo Adriano, ricordano che la Madonna, come si dice anche di altri luoghi, apparve in questo paese ad una bambina, indicando il posto dove voleva costruito il suo santuario.

Nel periodo che va dal secolo XV al XX, la Chiesa e l’Europa si sono trovate in gravi difficoltà, con la conquista dell’Impero Bizantino da parte dei Turchi, le guerre e gli sconvolgimenti successi nel periodo dello sviluppo del protestantesimo che non si dispiaceva delle conquiste turche, le rivoluzioni francese e russa, il nazismo ed il comunismo e tutte le strane dottrine che li hanno originati ed accompagnati.

Dopo questo periodo si attende che l’attuale civiltà, ora albeggiante nel mondo, cominci di nuovo a rivolgersi verso l’eredità dell’antico mondo ebraico-cristiano, classico e bizantino, che oltre alla Rivelazione, dal punto di vista umano ha anche portato dei contenuti di valore universale con quella Rivelazione concordanti.

Leone XIII dice: “Noi intendiamo parlare delle Chiese d’Oriente… ; di là come un immenso fiume sono discesi sull’occidente tutti i benefici che l’Evangelo ci ha donati. Non perirà mai la fama di questi illustri orientali che hanno spinto il soffio e l’assistenza della verità cattolica alle cime più alte e che hanno assicurato a mezzo della santità, della scienza e dello splendore delle loro azioni, la gloria del loro nome nella posterità”.

Egli è seguito su questa linea dagli altri papi fino a Giovanni Paolo II che dice: “La luce viene dall’Oriente, alcuni non sono d’accordo, ma io dico che è così”.

E Benedetto XVI, con la sua solita profondità, afferma: “L’avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco è un dato di importanza decisiva non solo nella storia delle religioni ma anche nella storia universale”.

             Quell’apparizione della Madonna ad una piccola popolazione orientale in Sicilia all’inizio delle tempeste qui sopra ricordate, pur non confermata da ufficiali riconoscimenti, potrebbe aver anticipato, come le altre simili di cui si parla in Sicilia, le numerose apparizioni più recenti, intensificatesi al culmine di quei disastri e diventate famosissime. Esse sempre parlano di amore e di pace per porre rimedio alle disastrose condizioni del mondo attuale. Con i suoi recenti messaggi nelle apparizioni da Lourdes a Fatima e a tutte le altre che infinite masse di persone, più significative dei grandi eserciti in guerra, seguono con entusiasmo, la Madonna invita a formare una nuova società. Così hanno cercato di fare nel loro campo uomini come San Pio da Pietrelcina o Santa Teresa di Calcutta ed altri simili.

Dopo una lunga serie di discussioni teologiche tra opposti schieramenti dottrinali durate secoli e difficilmente coronate da successo, ora sembra che molti vogliano seguire questi messaggi e formare l’auspicata nuova società, secondo le linee da sempre proposte dalla Chiesa.

La principale conseguenza di questo complesso di cose in campo psicologico e politico è stata il ripristino del riconoscimento del valore della persona umana, senza confine di Stati e di popoli, e la conseguente affermazione della democrazia mediterranea a livello mondiale, che tende ad influire anche su quella liberale. Rimane da vedere ancora cosa succederà nel campo religioso e in quello culturale con quello religioso strettamente connesso come preambolo. Nostro impegno è di evidenziare, tra l’altro, il valore e la necessità della correttezza culturale come strada non facilmente trascurabile, verso la fede.

 La popolazione greco-albanese che nel XV secolo giunse in Italia e che tra gli altri fondò questo paese di Palazzo Adriano, portò con sé la sua fede e la sua antica civiltà gelosamente custodite fino ai nostri giorni. Il complesso delle sue tradizioni religiose, culturali e sociali, a Palazzo Adriano espresse in altrettante annuali ricorrenze, nel corso dei secoli ha avuto degli alti e bassi. Talvolta l’abitudinaria celebrazione ha fatto ridurre il livello di comprensione del loro profondo significato e della loro pubblica rilevanza. Ma ogni volta è capitato qualcuno che li ha rimessi in evidenza curandone anche una diffusione corrispondente alle possibilità del suo tempo. Così attraverso il loro clero e i loro Seminari e le Cattedre di Greco in tante parti d’Italia, e recentemente attraverso le Cattedre di Albanese e di Istituzioni Bizantine nelle Facoltà di varie Università, talvolta si è avuta l’intenzione di vivificare la fede e il rito bizantino e l’insieme delle tradizioni dei Greco-Albanesi d’Italia, del resto più volte presenti anche in altri campi.

-A-  La prima delle ricorrenze ricordate, di carattere sociale, è la festa di San Martino che si celebra l’11 novembre. In occasione della festa della famiglia che si celebra in quel giorno, si evidenzia pure l’eccezionale pratica della solidarietà che, come nei riguardi della famiglia si manifesta anche in tutte le circostanze della vita sociale.

-B-  La seconda ricorrenza riguarda il saluto rivolto ogni anno, il primo di agosto, all’antica patria, dall’alto della Montagna delle Rose. L’occasione permette di ricordare la sua civiltà e cultura che qui si conseva tenacemente e si cerca di tenere viva.

-C-   La terza ricorrenza detta localmente “dell’Entrata” che si celebra il martedì dopo Pentecoste, in onore della Madonna Odigitria, ricorda anche l’arrivo dei Greco-Albanesi in questo paese nel 1450 e i principali avvenimenti di quel tempo. Essa collega, secondo l’uso bizantino, le ricorrenze religiose con quelle civili di maggior rilievo, che sono così animate da un unico spirito tra clero e fedeli.

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-4- Comunicazione circa la Regola d'Oro della Meccanica, il Principio di Conservazione dell'Energia e il Moto Perpetuo

Questa comunicazione segue due domande di brevetto già pubblicate nel sito: “ignazioparrino.it” di cui la prima dal titolo: “Congegno per Ottenere Energia da Fonte Statica” N° 42007/84 del 1984 già pubblicata nello stesso anno e l’altra: “Una Variante della Stadera” N° 1020170007574 del 26 – 9 – 2017, ambedue rimaste sospese in attesa di poter completare il relativo modello per il sottoscritto eccessivamente costoso.

Queste due domande, nonostante le vicende da esse attraversate sono parte integrante di questa comunicazione. Seguono pure altri congegni come richiesto da alcuni colleghi di nazionalità italiana o estera e anche industriali. Essi sono differenti nelle loro forme ma sostanzialmente uguali nei loro contenuti e costituiscono anch’esse parti integranti delle due sopraddette domande di brevetto, ed hanno ottenuto i relativi brevetti, cosa che non è più successa con altri congegni e modelli in seguito presentati che pure dimostrano la inesattezza dei tre cosiddetti principi fisici come ora stesso qui si dimostra e ulteriormente si dimostrerà in seguito.

Nella linea di coloro che hanno accettato e confermato il ragionamento del sottoscritto sulla forza statica posta in rotazione, che contro idonea resistenza diventa energia, egli comunica che è riuscito a realizzare un ancora parziale modello riguardante le due domande di brevetto di cui qui sopra, che si sono andate progressivamente completando. Tale completamento del congegno teorico e relativo modello come qui di seguito indicato permette ormai di evitare le infinite discussioni sempre rinascenti in Italia e talvolta anche all’estero perché “contra factum non valet argumentum”. Infatti il significato del congegno teorico e relativo modello essenziale confermano le previsioni contraddicendo alcune cosiddette leggi fisiche malfondate ed erroneamente diffuse talvolta anche a livello mondiale e secolare. Fin dall’inizio questo mio discorso è stato affermato e confermato, dal Prof. Francesco Costanzo della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo ed anche da alcuni brevetti concessimi a loro tempo firmati dal dirigente dell’ufficio brevetti di Roma Ing. Attilio Roncacci.

Punto di partenza incontrovertibile di fronte a qualsiasi discussione è il crollo della cosìdetta Regola D’Oro che non è affatto d’oro quando incontra una leva sotto carico in posizione statica cioè equilibrata, posta su un fulcro girevole o mobile. In tal caso, come nella bilancia o nella stadera, aggiungendo una quantità minima di energia, l’intera leva statica sotto carico si mette in rotazione. Il fatto fu notato perfino dal re profeta Davide, circa tre mila anni fa, come indicato nel salmo 61-vv 13,14. Egli dice che… i pesi minori, “posti nella bilancia vanno in su, più leggeri di un soffio tutti insieme” permettendo di renderli utilizzabili per intero, esclusi gli eventuali attriti. La forza dalla leva prodotta, derivante dalla differente lunghezza dei suoi bracci, come riconosce la stessa Regola d’Oro, senza alcun bisogno di rotazione del braccio della potenza assieme a quello della resistenza, produce l’intero guadagno in forza. Avendo così a disposizione una forza statica ponibile in rotazione, che quindi diventa dinamica, non c’è più bisogno di continuare a parlare del principio di conservazione dell’energia e della relativa pseudolegge che pretende pure di essere teologica oltre che meccanica, senza essere né l’una né l’altra. Infatti in modo gratuito afferma l’eternità della materia che invece si crea e si distrugge e non muta da se stessa. Ma il fatto più rilevante è un altro. Il famigerato “moto perpetuo” che viene tirato in causa da tutti i testi di meccanica del mondo e dalle relative pseudoleggi, anche confermato da stelle e pianeti e dai relativi moti di rotazione, rivoluzione, nutazioni ecc. ed anche parzialmente confermato dai satelliti artificiali, non presenta alcuna difficoltà se anche su questa terra la produzione di forza operata dalla differente lunghezza dei bracci della leva sotto carico, viene posta su fulcro girevole attorno ad un asse.

L’esperimento ora realizzato conferma l’intuizione di fondo del congegno, cioè quella di ottenere quasi del tutto gratuitamente una forza in movimento che quindi si chiama energia in tutte le possibili condizioni e dimensioni.

L’esperimento realizzato consiste nell’aggiunta di un motore elettrico di 11,86 volts in entrata, che attraverso la leva, come sopra indicato, dà in uscita (in un alternatore di potenza massima di 1000 (mille) watt,  con variazioni da 12 a 70 volts), circa 60 volts, alquanto variabili, misurati con un voltimetro, a causa della necessità di un ulteriore adattamento del congegno a suo tempo fatto per altro tipo di sperimentazione quella dell’equilibrio ottenuto tra loro da due differenti pesi, anch’essa comunque ben riuscita.

Questi due risultati dei miei relativi congegni corrispondono a quanto scritto nella interlocutoria alla domanda di brevetto N.102017000107574, spedita da Roma il 23-01-2018, nella quale a mio giudizio, non proprio chiaramente, ad opera degli autori di essa o loro collaboratori è stato scritto: “Il trovato oggetto del brevetto è costituito da un dispositivo che produce in uscita una quantità di energia maggiore di quella che consuma”. In tale lettera stranamente non si parla dell’evidente fondamentale superamento della cosiddetta “Regola d’Oro della Meccanica”, base di tutte le relative conseguenze.

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