Novembre 2020

-16- Dieci Anni di Studi col Prof. P. Giuseppe Valentini S.J. - Estratto-

Presentazione del volume curato dai Proff. Attilio Vaccaro e Gioacchino Strano:

“Giuseppe Valentini (S.J.) (1900-1979) storico bizantinista e albanologo”

nella commemorazione del 40° anniversario della morte.

 

 

 Si accenna nel volume ad un vivente ricordo fino ai tempi attuali di alcuni antichi popoli tra loro storicamente vicini nella loro storia e civiltà: Greci, Latini, Macedoni, Illiri, Etruschi, Bizantini e vari popoli slavi e loro discendenti da alcuni millenni fino ad ora.

Qualche decennio fa si celebrò un convegno organizzato dal professore Italo Costante Fortino a Napoli. Era pure presente il professore Attilio Vaccaro. Il sottoscritto che partecipava a quel congegno stava trattando l'argomento dell’insediamento di parte dei soldati di Giorgio Castriota Skanderbeg (1406 – 1468) nell’Italia meridionale in seguito ai suoi accordi col Papa di quel periodo e col re di Napoli che garantivano l’accoglienza dei soldati di Skanderbeg e delle relative famiglie, qualora andassero male le guerre difensive da essi combattute contro i Turchi invasori. Essi volevano abbattere lo Skanderbeg a causa del quale “risuonava tutta l'Europa” per le vittorie che egli riportava contro i Turchi, unico tra i cristiani di quel tempo, dopo la morte di Giovanni Hunyadi seguito poi dal suo figlio Mattia Corvino nelle sue gloriose imprese emulo di suo padre. Il naturale cognome italianizzato di questi due, a quanto sembra, deriverebbe della tribù albanese dei Kurbinë. Essi si sarebbero impiantati in Ungheria in qualità di mercenari e divennero grandi eroi ungheresi di quel tempo. Lo stesso Mattia divenne anche re. Sembrava che essi, come lo Skanderbeg stessero ripetendo le imprese degli antichi Greci del tempo delle guerre persiane di alcuni secoli a.C. e quelle delle legioni illiriche e dei grandi imperatori romani di una volta da esse sostenuti, quali Diocleziano, Costantino il grande, Giustiniano ecc.

 Il conferenziere allora concluse che non si poteva sopportare che gli odierni discendenti dei soldati dello Skanderbeg, in Italia trascurassero la loro storia, dopo secoli di varia resistenza alla politica baronale di far rinunziare alle loro prerogative.

Essi infatti erano portatori di strutture sociali che poco dopo avrebbero cominciato a prevalere in Italia, come altre volte era successo in altri luoghi, in seguito all’azione del Crispi, dello Sturzo, del Mortati e di tanti altri di non indifferente rilievo.

C'era anche il problema della separazione tra la Chiesa orientale e quella Latina che era andata incontro a varie controverse vicende che però col tempo si andarono attenuando grazie a vari studiosi come Paolo Maria Parrino o il Rodotà del secolo diciottesimo, e al Papa Leone XIII che scrisse l'enciclica del titolo “Orientalium Dignitas” fino ad arrivare al Papa San Paolo VI, che riconobbe ai Greco-Albanesi d’Italia, a proposito dell’ecumenismo, di essere stati “tramite di alleanze tra popoli e anticipatori del moderno ecumenismo”.

In quel convegno venne augurato che questa importante storia riguardante ognuno dei popoli qui sopra nominati contribuisse a far continuare i loro rapporti in parte anche dipendenti dalla loro non rara somiglianza di pensiero, di cultura e di civiltà secondo i tempi. Però in occasione di quel convegno emerse la difficoltà di continuare gli studi sulle varie vicende non indifferenti dei tempi passati di tanti popoli. Invece ora quella difficoltà mostra di venire superata come tante altre volte è successo.

Viene pubblicato ora il volume di 702 pagine, qui sopra indicato, curato dai professori Attilio Vaccaro e Gioacchino Strano, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa con ventuno studi di Professori che presentano scritti di autori di varie parti del mondo, sulle opere di tali personaggi e popoli complessivamente sul confronto secolare di differenti civiltà ed eventi.

Padre Valentini presenta nei suoi 25 volumi di “Acta Albaniae Vaticana” documenti riguardanti la storia di vari popoli d’Europa e d’Asia nei limiti del tempo esaminato e vari altri volumi sul Kanun e le usanze albanesi. Su di essi, ognuno, se vuole, può esprimere la sua “ardua sentenza”. Come ipotesi si può fare un confronto tra il bene e il male o tra il giusto e l’ingiusto nei vari messaggi lasciati da quei popoli e le loro opere e quelle delle singole persone, anche nei vari articoli del Valentini sparsi in tante riviste. Perfino i pagani come Plinio il Vecchio riuscirono a dire che l’oratore (o lo scrittore) è “homo bonus dicendi (o scribendi) peritus” e Cristo, in uno dei suoi massimi messaggi, dice: “Amate i vostri nemici”.

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-12- Il Partito del Necessario n. 4

....Altro che rivoluzione industriale!

 

Non si capisce perché l'abbiano chiamata rivoluzione industriale. Infatti nella cosiddetta rivoluzione industriale non emerge, almeno a prima vista, l'aspetto rivoluzionario o comunque sconvolgente a breve scadenza.

Emerge invece il suo aspetto evolutivo inizialmente a cominciare dal popolo inglese, per arrivare poi con la collaborazione di molti popoli, per non dire di tutti, al lento sviluppo delle loro necessità, e di simili circostanze a vasto raggio se ne possono numerare parecchie.

Una volta durante un consiglio di facoltà letteraria qualcuno chiese: Perché tra tutti i popoli dell'antichità non c'è stato nessuno che abbia avviato una simile rivoluzione? Rispose un altro: Nessuno tra tanti popoli ha avviato un simile sviluppo industriale perché nessuno di essi ne aveva bisogno. Ma ci sono stati tanti indizi che mostrano tuttora che ci sono stati tanti individui che, se ne avessero avuto bisogno, l’avrebbero pure fatta al loro tempo. Basta pensare a Davide o ad Archimede o a Belisario o a tanti altri anche molto posteriori che pure sono noti. Per esempio: Leonardo, Galileo, Volta, Marconi, Fermi ecc.

In realtà bisogna riconoscere che quel movimento cominciato da colui di nome Richard Trevithick, nel 1808, che vide sollevarsi il coperchio della sua pentola che bolliva come tutte le altre e inventò la macchina che cammina a vapore, col successivo sviluppo di tante altre iniziative volte a facilitare il lavoro fisico umano  o anche animale, fece sorgere una serie di iniziative piccole o grandi fino a quando con la diffusione degli studi non si arrivò anche allo sviluppo di vere e proprie scienze fino all'energia elettrica o alla fissione atomica o alla radio, ecc.. Tra tutti i congegni volti a facilitare il lavoro, qualche volta solo fisico e animale, non è facile far risalire tutti questi avvenimenti a quella lenta e lontana storia della pentola che bolliva. Cominciò anche a svilupparsi non il pensiero umano o la religione, ma i loro contrari come si può vedere con Occam che li ha preceduti almeno dal punto di vista materiale, per il quale il pensiero era solo una “emissione di fiato” o con Hobbes per il quale  l'uomo sarebbe un lupo per l'altro uomo o con Lavoisier che proponeva l'eternità della materia e ogni cosa si sarebbe fatta da sola. Tutti questi concordano nel proporre che il pensiero non esiste e c'è invece la vera e propria rivoluzione che depreda e schiavizza gli uomini e li uccide, come se quasi 2000 anni di cristianesimo non fossero mai esistiti. E questo discorso non finisce lì, perché la cosiddetta civiltà che esso propone così andò preparando la sua stessa fine con le guerre mondiali, le bombe atomiche e poi gli scioperi non violenti ma pacifici, di più recente e differente orientamento. Lo stesso professore Costanzo al quale si devono gli approfondimenti e quindi gli inizi di buona parte delle cose fin qui dette in campo meccanico e relative conseguenze non era tanto tenero con questa cosiddetta rivoluzione industriale pur essendo anche lui dedito alle scienze applicate, ma disse e scrisse in poche parole: “Altro che rivoluzione industriale!” riferendosi al congegno della forza statica. In realtà si tratta di temi molto semplici a conoscenza di chiunque, che però non sono stati sviluppati come è avvenuto con tanti altri principi veri e non immaginari che hanno atteso millenni per essere sviluppati, mentre tanti altri pseudoprincipi si sono sviluppati con una celerità ed autorità impressionanti e magari forse addirittura dannosi oltre che erronei.

Come si fa a sviluppare con grande impegno la bomba atomica, come fonte di energia civile, senza accorgersi che ne esista un'altra da sempre notissima, eppure non compresa nei suoi elementarissimi usi pacifici ugualmente industriali? Questa in realtà nei suoi moltissimi usi a tutti noti ha da sempre abbagliato l'umanità che si è sempre contentata di ciò che essa credeva di conoscere. Ma non venne di pensare che una montagna presenta una enorme potenza statica e che la staticità è costituita da due forze contrapposte, una agente e una resistente che possono tra loro disporsi in modo da diventare energie non più statiche ma attive come aveva visto perfino Davide, che si interessava di infinite cose, ma non proprio di meccanica? Egli, come abbiamo già ricordato, disse semplicemente: I pesi minori “messi sulla bilancia vanno in su veloci come un soffio”. E noi ora diciamo che possono costituire una energia immensa e pacifica, con qualche piccolo accorgimento gratuitamente offerto dalla stessa natura. Essa semplicemente consiste nel rendere mobile il suo punto di appoggio, come del resto si faceva e si fa da millenni con la ruota, a quanto dicono, senza averla studiata finora. Ma ora interviene una piccola serie di brevetti, in confronto a tanti altri che potrebbero pure farsi, essenzialmente uguali ad essi nei loro contenuti ma non nella possibile variabilissima forma, tali da costituire il più grande regalo materiale che la natura o meglio la Divinità abbia voluto fare al lavoro e alla fatica dell'uomo. Abbiamo già più volte indicato i principali usi che possono farsi con questa enorme forza di attrazione terrestre che sulla terra, nelle montagne ed in tutti i più piccoli oggetti, sembra statica. Basta qui solo ricordare che la forza statica, nelle attuali condizioni del clima che si va riscaldando, offre la possibilità di regolarlo con infinito lavoro e vantaggi di vario genere per tutta l'umanità, inclusa la possibilità di dissalare, diciamo così a fantasia, almeno anche parte degli oceani per usi potabili o agricoli nei deserti. Si potrà così dire col professore Costanzo “Altro che rivoluzione industriale!”.

A questo punto ricordo un episodio ad onore ancora del professore Costanzo e dell'aiuto da lui dato per la presentazione di questo congegno, con tutta la sua cautela. Quando gli feci vedere il primo modello di questo congegno e la sua domanda di brevetto, egli pur non volendo comparire di persona per i suoi motivi, che espose chiaramente, ne fece costruire il secondo modello più completo di quello da me fatto costruire e ne rivide anche la seconda descrizione di esso da me fatta su consiglio e suggerimento dell’allora dirigente dell'Ufficio Brevetti di Roma. A questo punto egli ne fece il primo profondo studio con tutte le affermazioni che qui andiamo presentando  e suggerimenti, varie volte, di esperimenti e conversazioni e rivide quella mia seconda descrizione qua e là facendo qualche precisazione e in ultimo, quasi come sua personale firma, scrivendo di sua propria mano un suggerimento che volle fare, circa l'ultima parte della mia descrizione, segnalando l'esistenza di un utile congegno del quale io nemmeno conoscevo l'esistenza e nemmeno la terminologia, come ancora adesso riesco ad individuare. Tuttavia egli nonostante il segreto che voleva mantenere sul suo intervento, cominciò a parlarne a persone di sua piena fiducia che non tardarono a farmelo sapere. Egli aveva intuito che il congegno, ed i suoi esperimenti portavano al “moto perpetuo”. Ma egli consigliò energicamente che non conveniva nemmeno nominarlo, a causa delle reazioni che sarebbero successe in tutto il mondo. Però ne espresse con precise parole, secondo il suo solito, tutta l’essenza, lasciandone così l’interpretazione a chiunque volesse farla.

(V. Ig. Parrino, Congegno per Ottenere Energia da Fonte Statica s.c., pagg. 16 e 17).

Così diventa facilissimo capire dove questo congegno della “forza statica” o dell’”attrazione terrestre” possa arrivare, a beneficio dell’umanità, a cominciare da tutti i bisognosi di qualsiasi genere di cose necessarie.

 

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-15- Sapienza di Lunga Durata

Premessa

 La Sapienza, ossia la capacità di valutare correttamente i pensieri e le azioni, sottintende anche una sufficiente loro conoscenza, la quale si acquista con l'esperienza di tutto ciò che può capitare nella vita. L'acquisto di essa non può essere una impresa facile né può realizzarsi in breve tempo. Essa non si identifica con la scienza magari ipotetica di tutto lo scibile, e non è separabile dalla prudenza. Non c'è uomo, che pur sapiente per quanto si voglia, non sia incorso, prima o dopo, in qualche sbaglio. Quindi non è mai esistita la perfezione in questo campo e l'acquisto di essa, nei suoi possibili limiti è piuttosto un dono di Dio, che non del tutto una personale conquista. Ma ci sono stati tanti uomini che hanno raggiunto livelli altissimi di qualche scienza di pensiero filosofico, di poesia, d’arte, ed è facilissimo fare tanti nomi che meritano anche di essere ricordati. Essi possono avere avuto la possibilità di usufruire di quanto hanno prodotto tanti uomini non certo in tutto lo scibile o agibile del mondo o dei secoli ed è indispensabile fare le dovute distinzioni che richiedono anche molta modestia che si usa anche chiamare umiltà. Vero che ci sono tante biblioteche specializzate o di qualsiasi argomento, o cartacee o di tutti i generi possibili e recentemente quelle telematiche che in poco spazio radunano patrimoni culturali vastissimi, ma la sapienza non è quella dei libri e dei codici di qualsiasi genere. Essa è la virtù degli uomini che sanno bene di essere solo di passaggio in questo mondo e quindi ogni uomo che nasce deve capire per bene che se vuole essere un sapiente deve cominciare pazientemente ad acquistare la conoscenza fin dove può arrivare, con la chiara coscienza dei suoi limiti irraggiungibili.

La mente umana ha numerose risorse addirittura tali che sembrano inimmaginabili e talvolta lo sono veramente, e la prima risorsa nell’ambito della Sapienza dovrebbe essere quella di limitare al massimo la parola che è uno splendido strumento che deriva da qualità mentali invisibili ma intuibili e controllabili e da un suo grande collega che si chiama silenzio. Questo felice connubio ha prodotto risultati impressionanti in tanti campi. Non è possibile dire in tutti, ma in alcuni campi certamente esistono tanti che cercano per tutta la vita di approfondirli. È sicura l'esistenza dei limiti della sapienza ma spesso di essa è ignota l'esistenza tanto è profonda e modesta, ed è spesso una qualche approfondita “scienza del proverbio”.

Alcune sue qualità sono conosciute ma non tanto prese in considerazione. Essa non si serve di carte o pergamene, o marmi ecc., ma abitualmente si serve del più volubile strumento che esiste che è la parola, da un celebre poeta detta “alata”. Eppure quella parola alata valica i secoli ed i continenti tramandandosi da persona a persona, anzi ha formato addirittura un pregevole genere letterario col quale sono stati scritti pure i più importanti testi dell’umanità nonostante che i comandamenti siano stati scritti nell’Esodo con una certa ampiezza.

Tuttavia nelle forme comunemente diffuse, essi sono proprio sintetici e sembrano quasi essere dei proverbi. Stessa forma hanno assunto alcune antichissime leggi sociali che, pure ampiamente commentabili e commentate, sono diffuse in forme di proverbi facili da capire e ricordare e sono ammirevoli e profondissime. Uno afferma l'assoluta uguaglianza di tutti gli uomini, come viene intesa da essi, ognuno dei quali si ritiene di avere, come persona, lo stesso valore di qualsiasi altra: “Ognuno pesa nella sua bilancia 400 onze”, cioè la massima cifra che secondo la tradizione bizantina potesse possedersi, e tale per principio viene riconosciuta a qualsiasi persona che non sia stata pubblicamente condannata. Un altro proverbio tramandato da tempo immemorabile afferma che qualsiasi famiglia debba avere il necessario per la sua alimentazione ed anche per altre indispensabili necessità, che tutte una volta provenivano dalla terra: “Ogni casa che fa fumo deve avere il suo pezzo di terra”. Queste dieci leggi di Dio dette Comandamenti e queste due leggi sociali, diventate dei veri e propri proverbi, abbracciano l'intera vita umana sia religiosa che sociale. Ma il discorso dei proverbi scende anche nei particolari della vita di ogni uomo sempre con lo stesso stile sintetico ma con grande abbondanza di precisazioni.

Abitualmente i proverbi vengono citati a memoria secondo le circostanze; queste però sono molto dettagliate. Ci sono stati degli uomini che hanno sviluppato le loro teorie o anche azioni che nel corso dei secoli vengono o ammirate o anche dimenticate o condannate. Ma non si sa chi per primo abbia pronunziato l'uno o l'altro dei proverbi. Essi vengono imparati a memoria e citati al momento opportuno e ognuno li capisce facilmente sia che li citi o li ascolti, e per questa via i proverbi percorrono i tempi e gli spazi anche immensi o i millenni e se qualcuno di essi non merita questo onore prima o dopo viene criticato e anche dimenticato, secondo la validità o meno di ciò che afferma. Infatti ci sono pure dei proverbi che sono espressioni di società non tanto corrette, nonostante che i singoli proverbi siano spesso dei capolavori. Secondo la loro natura prevalentemente popolare, non sempre godono del prestigio che meriterebbero. Per questo ho cercato alquanto qualche eventuale lavoro che abbia pensato a commentare quelli che è già capitano di incontrare, perché non è possibile ricercare tutti quelli che nei vari popoli e nei vari secoli siano esistiti. Ma non avendo trovato lavori del genere, nell'ambito di non molte ricerche, mi sono deciso a commentare quelli che, con l'aiuto di alcuni amici, sono riuscito a trovare tra gli Italo-Albanesi o Greco-Albanesi che si sono ambientati in Italia ormai da sei secoli in qua, riuscendo a conoscere abbastanza le loro essenziali caratteristiche assieme a quelle acquisite nel loro attuale ambiente. Risulta così, direi anche con meraviglia, che tanti proverbi, anche di origine analfabetica, non sembra che derivino dagli studi, ma sono semplici risultati dell'intelligenza umana o piuttosto della genialità di qualcuno, anche.se non istruito. Chi vorrà leggere il testo che allego a questa premessa ne troverà tanti esempi e potrà valutarli da se stesso. Quindi la precedenza su tutte le attività umane tocca alla naturale intelligenza dell'unico essere che la possiede per natura. Così i grandi sviluppi di alcuni popoli non sono esclusivi ad opera di alcuni geni, ma sono il risultato dell'attività di popoli che nel loro insieme sono riusciti a realizzare le civiltà che li hanno caratterizzati, ognuno per il suo verso come i Greci, i Romani, gli Etruschi, ecc. Ad essi si possono aggiungere anche quelli che per loro iniziativa hanno anche realizzato varie forme di religiosità che non sia rivelata, come per varie vie si può dimostrare, e allo stesso modo si può spiegare come altri popoli abbiano preso altre vie con corrispondenti risultati, senza voler escludere i possibili interventi soprannaturali o affermarli per forza. Manifestazioni del genere esprimono il livello di civiltà raggiunto da vari popoli di cui sono testimonianza i proverbi, come naturale espressione delle differenti forme di sviluppi che sorgono o decadono e si misurano a volte non tanto ad anni, ma a secoli. Il vero problema che si pone è quello di vedere quali forme si possono chiamare espressione di sapienza o di civiltà ed eventualmente individuarne anche le cause. Ma c'è anche un altro aspetto abbastanza noto del quale sarebbe giusto prendere approfondita coscienza. Certo i popoli, nei vari corsi e ricorsi della storia, sorgono e decadono e sono molti quelli che hanno segnalato tali fenomeni dei quali con qualche probabilità si sono anche segnalate le lunghezze dei periodi, non prive di eventuali cause e tutte destinate a finire. C'è un solo popolo del quale tra sviluppi e decadenze si segnala una durata, in alcuni suoi aspetti, che è la più lunga tra quelle di tutti i popoli del mondo. Qual è? Questo fatto merita certamente qualche riflessione.

 

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